EUROCLUB – IT’S ALL ABOUT MUSIC
Otto producer italiani si sono messi insieme per dare vita a quella che loro stessi definiscono scherzosamente boyband, ma che in realtà è un contenitore capace di mettere assieme visioni ed esperienze diverse con un unico fine: fare bella musica
di Enrico S. Benincasa
Sono in otto − Greg Willen, Miles, camoufly, Lenny Delicious, msft, Automhate, Domm e runo − tutti producer, con visioni musicali diverse e carriere ben impostate. Insieme, però, non sono una boyband (anche se a loro piace giocarci) ma Euroclub, un contenitore che li accoglie con l’unico scopo di fare musica. Il disco omonimo è uscito lo scorso 28 novembre, siamo nel mondo del clubbing con influenze Novanta-primi Duemila ma con una freschezza diversa, figlia del mood che si respira attorno a questo progetto. Per percepirlo, basta dare un occhio a un reel del loro debutto sul palco del Magnolia. Una serata da ricordare per tutti e otto, ma anche per chi era lì nel pubblico.
Iniziamo dal live al Magnolia, la vostra prima data ufficiale dello scorso 24 ottobre. I video che avete caricato voi e quelli invece postati dal pubblico sui vari social ci restituiscono una gran bella serata. Che cosa si è perso chi non c’era?
Si è perso sicuramente un momento fuori dall’ordinario. È stata la prima volta in cui questo progetto ha preso forma dal vivo in maniera ufficiale, e la cosa si è sentita subito. C’era un’energia incontrollabile, quasi caotica, ma nell’accezione più positiva di questo termine. Palco e pista si sono mischiati e il pubblico è stato al 100% parte attiva di quello che stava succedendo. Una di quelle serate che non capita spesso e che, per noi, ha segnato un punto importante.
Prima di questo debutto ufficiale, c’è stato qualche evento estemporaneo in provincia, uno l’avete anche documentato in un video del vostro Eurovlog su YouTube. Che è successo in quelle occasioni, ci raccontate qualche aneddoto?
Sono state situazioni nate per caso e totalmente spontanee. Nel 2024 siamo andati in Val Tidone, vicino Piacenza, dove Automhate ha casa. Arrivati lì, in una piscina, ci è stato proposto quasi per gioco di fare una festa: avevamo la consolle dietro e, tramite passaparola, sono arrivate circa 200 persone. L’anno dopo abbiamo deciso di replicare e, invece di 200, se ne sono presentate quasi 500. Tanta gente è arrivata senza sapere bene cosa aspettarsi, ma poi è restata fino alla fine. Quelle serate ci hanno fatto capire chiaramente quale sarebbe stata il tipo di esperienza che volevamo creare in un contesto dal vivo.
A proposito di Eurovlog: possiamo considerarlo una parte integrante del progetto e, quindi, avrà una continuità anche in futuro? Avete già altre puntate pronte da farci vedere?
I vlog sono un modo molto diretto per raccontare quello che succede attorno a Euroclub, senza costruire troppo. Se il nostro cameraman Lenny non si stancherà, è probabile che ci siano altri episodi (ridono, NdR).
L’incipit di questo progetto è un gruppo Whatsapp in cui, prima o poi, siete finiti e nel quale avete iniziato a scambiarvi idee. In principio, però, eravate molti di più. Come siete arrivati, voi otto, a “scegliervi”? E perché avete scelto Euroclub come nome del progetto?
È successo tutto in modo molto naturale. Noi otto siamo stati gli unici che, col tempo, hanno iniziato a frequentarsi davvero, e dal vivo, con continuità. Da lì si è creato un rapporto reale, che ha reso tutto spontaneo. Euroclub, come nome, è arrivato di conseguenza: per noi è un contenitore aperto più che una band tradizionale, capace di fare stare insieme persone, musica e visioni artistiche diverse.
Un progetto a otto teste non deve essere facile da gestire, eppure l’impressione è che abbiate trovato un equilibrio che funziona. Questa freschezza, che si sente anche nel disco, è il grande drive di questo progetto?
Sì, senza dubbio. Alla base c’è un vero rapporto di amicizia e di stima reciproca. Ci divertiamo davvero a stare insieme e a fare musica, e questa cosa si riflette sia nel modo in cui lavoriamo, sia nel risultato finale. Senza questo tipo di rapporto che si è creato tra noi, il progetto probabilmente non sarebbe nemmeno nato.
A proposito di stima: tra produttori c’è più attenzione e supporto per il lavoro dei colleghi rispetto ad altre “categorie” di artisti?
In generale sì. Tra produttori c’è spesso un supporto più concreto: ci si confronta, ci si scambia consigli, a volte ci si aiuta anche in modo pratico nei percorsi individuali. Detto questo, non è circolo chiuso: tutti noi stimiamo e seguiamo anche molti altri artisti, produttori e non, che non sono parte integrante di questo progetto.
In una precedente intervista avete detto che «gli italiani si sono dimenticati di come si faccia clubbing, ma qualcosa sta cambiando». Perché ce lo siamo dimenticati?
Negli ultimi anni si sono spesso messe al centro altri aspetti − foto, video, immagine, per fare degli esempi − tranne una cosa: la musica. Il club, per come lo intendiamo noi, dovrebbe essere uno spazio libero, dove vai per divertirti e per ascoltare qualcosa che da solo magari non scopriresti. Quando torni a vivere davvero questa esperienza in questo modo, in maniera più libera e aperta, qualcosa si riaccende, e forse è lì che sta il cambiamento.
Voi state mettendo davanti la musica, ma avete costruito un immaginario visivo, dalle foto alle grafiche del disco, in sintonia con il mood che si respira in tutto progetto. Come ci avete lavorato?
Abbiamo cercato di trattare l’immaginario visivo come trattiamo la musica: istinto, gusto comune e poche sovrastrutture. A livello di visione e ispirazione è stato un lavoro collettivo di tutti i membri, mentre la parte operativa è stata coordinata soprattutto da Lenny, che lo ha fatto insieme ad altri membri del team e a qualche collaboratore esterno.
Il vostro disco di debutto è uscito proprio il 28 novembre, circa un mese dopo la serata al Magnolia. Vi aspettavate questa accoglienza e tutto l’interesse nei giorni successivi?
Non così tanto, a essere sinceri. Però sentivamo che il disco funzionava e che il progetto poteva avere un senso non solo per noi. Sapevamo che poteva suscitare curiosità, poi il resto è arrivato in modo naturale.
Quando vi vedremo ancora tutti assieme sul palco? Immagino non sia facile riuscire a trovare una data in cui tutti e otto siete disponibili ma, compatibilmente con gli impegni di tutti, nel 2026 succederà ancora?
Al momento ci sentiamo di dire solo una cosa: vedremo…
Nella foto in alto: gli Euroclub al completo
Intervista pubblicata su WU 136
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