TUTTI FENOMENI – LA MUSICA È CASA
Prodotto da Giorgio Poi, Lunedì segna un nuovo capitolo nel percorso dell’artista romano, che torna sulla scena dopo tre anni in cui ha provato a cimentarsi anche in altri ambiti. Ora un nuovo inizio, che presto avrà anche la sua declinazione live
di Dario Buzzacchi
Lo confesso: il ritorno di Tutti Fenomeni mi ha reso sinceramente felice. Da ascoltatore, prima ancora che da addetto ai lavori, avevo apprezzato il percorso dell’artista romano dagli esordi, e quindi Lunedì, il suo album uscito per 42 Records/Epic Records Italy dopo tre anni di silenzio discografico, è innanzitutto una buona notizia. Prodotto da Giorgio Poi, che lo ha anche suonato e registrato, il disco arriva dopo due lavori seminali − Merce Funebre e Privilegio Raro − e dopo l’esperienza cinematografica in Enea di Pietro Castellitto, chiudendo idealmente un capitolo, e aprendone un altro. Lunedì è un album che respira: più morbido e luminoso dei progetti precedenti, con arrangiamenti che a volte si aprono in orchestrazioni ampie, e una dimensione sonora più vicina alla canzone classica piuttosto che al rap delle origini dell’artista romano. Rivedremo Tutti Fenomeni presto anche dal vivo: il 9 aprile all’Atlantico, nella sua Roma, e il 22 maggio al Mi Ami Festival a Milano. Di Lunedì, dell’esperienza da attore e del suo eventuale futuro in questo mondo, dei prossimi concerti in programma, e di altro ancora, abbiamo parlato con Giorgio aka Tutti Fenomeni, e questo è quello che ci ha raccontato.
Partiamo dal titolo del tuo nuovo album. Che giorno è, per te, Lunedì?
Vorrei rispondere con una metafora: è l’illusione del cambiamento. La rinascita è una ammissione di colpa e una voglia di espiarla.
Se Lunedì è una ripartenza, cosa hai deciso di non portarti dietro dal passato?
Siccome ho tantissima sfiducia nel futuro del mondo globale, ho cercato di non portarmi dietro quel pessimismo che avevo, almeno per quanto riguarda me stesso. Ho provato a concentrarmi su di me, a eliminare il futile, e ad apprezzare davvero quello che ho. E a farmelo bastare.
Il fatidico “traguardo” dei trent’anni, che nel disco incombe, è per te effettivamente una soglia reale o più che altro una costruzione narrativa?
Direi più una costruzione narrativa. Però mentre facevo il disco non erano così prossimi: ora che effettivamente si avvicinano, direi un po’ tutti e due.
Cosa ti ha lasciato il lavoro con Giorgio Poi, che in questo disco ha fatto sia il produttore, sia il musicista, e come ha cambiato il tuo processo creativo?
Giorgio è stato fondamentale per questo disco: mi ha insegnato a riconoscere i miei limiti e ad apprezzare le mie qualità. Il disco, per così dire, ha inizialmente messo in secondo piano il testo nel percorso creativo. Non abbiamo sacrificato questo aspetto, ma per migliorarlo e innalzarlo abbiamo deciso di lavorare prima sulle melodie. In un periodo in cui avevo da poco chiuso il percorso con Contessa e sentivo il bisogno di confrontarmi con qualcuno all’altezza delle mie aspettative, ho trovato il coraggio di avvicinare Giorgio e proporgli di ascoltare alcune mie idee. Con lui ho imparato anche a espormi di più, a metterci letteralmente la faccia – non a caso compaio per la prima volta in copertina. Questa volta ho scritto canzoni assumendomi fino in fondo il ruolo di cantante.
Parliamo allora dei testi delle canzoni di Lunedì. Da dove prendi le parole? Cosa ti ispira?
Il punto di partenza è sempre una frase. La salvo ovunque, sul telefono o su un foglio per esempio. Non so ancora dove andrà, cambio destinazione d’uso a tutto. Una cosa sentita per caso in un bar può finire in una canzone che parla di tutt’altro. Prendo tantissimo in prestito: dalla poesia, dalla gente comune, dai libri. Il mio mondo lo costruisco a partire dal mondo degli altri. Il segreto, se c’è, è che trovo cose che mi emozionano e ho una gran voglia di ridarle digerite da me. Quando scrivo mi sento in un parco giochi. Non parto mai con un’idea chiara di cosa starò facendo: faccio cose disorganiche, frammentate, e solo dopo, riordinan- dole, trovo un filo comune.
Il cinema è entrato nella tua vita non solo come immaginario ma come esperienza concreta. Recitare ha cambiato il tuo modo di scrivere canzoni o di abitare un personaggio quando vesti i panni di Tutti Fenomeni?
L’esperienza in Enea di Pietro Castellitto è stata per un attimo seducente: qualcosa di nuovo, stimolante, condiviso con un amico regista. Ma proprio quell’esperienza mi ha chiarito una cosa: devo concentrarmi sulla musica e farla bene. Non posso dividermi, né tradire ciò che amo davvero. La musica è la mia casa. Detto questo, mi piacerebbe restare in contatto con il mondo del cinema o del teatro attraverso la scrittura, un territorio in cui mi sentirei più a mio agio. Credo che il cinema sia stata un’esperienza divertente, ma unica.
Nel tuo ultimo album, ma anche in quelli precedenti, Roma è una presenza laterale, ma sempre percepibile. Che ruolo ha la città nella tua scrittura e nel tuo immaginario?
Roma è sullo sfondo, soprattutto in questo anno giubilare, con le macchine in doppia fila, i turisti, i preti, le chiese. Insomma, è un po’ una metafora della mia musica: tutto questo sacro, ma anche tantissimo profano. Più terreno, più spiccio- lo. Penso, alla fine, di non attingere così tanto da questo contesto… Direi che, alla fine, è più che altro una costante.
C’è una canzone del disco che ti ha messo più in difficoltà delle altre, e perché?
La canzone più complessa del disco è stata Col tuo nome, perché ho richiesto alla mia vocalità delle tonalità inedite. Ho fatto anche lezioni di canto specifiche per quel pezzo: è quello in cui sono diverso, più nuovo. Però sono molto contento del risultato: e anche qui, devo dire che lo zampino di Giorgio è stato fondamentale per la preparazione. Sarà la colonna sonora di un film di Susanna Nicchiarelli.
Insieme al disco, hai annunciato già le prossime date, tra cui il Mi Ami Festival a Milano. Come pensi sarà la dimensione live di Lunedì?
Sulla dimensione live ci stiamo lavorando: sarà molto sfidante per me, perché far coabitare i dischi e le diverse sonorità contemporaneamente non è semplice. Mi piacerebbe avere dei pezzi riarrangiati, dei momenti genuinamente live e veri. E mi piacerebbe anche emozionarmi io stesso.
Cosa fai quando non sei Tutti Fenomeni? Hai uno spazio che senti davvero privato?
Mi piace giocare a tennis, mi piace andare in montagna. E mi piace andare a funghi nelle necropoli etrusche.
Nella foto in alto: Tutti Fenomeni, foto di Lorenzo Castore
Intervista pubblicata su WU 136
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