ELISA MACELLARI – LINGUAGGIO ORIZZONTALE
Illustra progetti editoriali di vario genere, ma predilige temi come il corpo, il cibo e la scoperta di sé stessi, dell’altro e del mondo. Pensa che l’illustrazione sia un mezzo orizzontale per costruire ponti, che l’arte sia commistione e l’artista una mediatrice
di Giorgia Martini
Illustratrice e fumettista italo-thailandese, Elisa Macellari lavora come freelance dal 2012. Negli anni ha illustrato libri per bambini e per adulti, ha lavorato tra gli altri con “Il Sole 24 Ore”, “Corriere della Sera”, Teatro alla Scala, Pirelli, Apple, Mondadori, Feltrinelli, Eataly. Tra i lavori più recenti, le illustrazioni di Negli occhi la bellezza, ultimo libro di Tommaso Sacchi. I libri con le sue illustrazioni sono stati tradotti in sette Paesi. Nel 2024 ha vinto la Gold Medal di Autori di Immagini nella categoria fumetto e ha ricevuto la menzione speciale ai Bologna Ragazzi Awards.
Come nasce Elisa Macellari come illustratrice?
Lavoro come freelance dal 2012, ma la mia passione per l’illustrazione è iniziata molto prima. Ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Perugia e, subito dopo la laurea, ho fatto altre esperienze. Ho lavorato per quattro anni in una galleria d’arte contemporanea a Milano. A un certo punto, però, mi mancava molto la parte creativa, quella pratica. Così ho deciso di mollare tutto e buttarmi sull’illustrazione. Devo dire che è stato un periodo fortunato per iniziare.
Perché parli di periodo fortunato?
In quegli anni ho conosciuto Marco Sammicheli, che oggi è curatore per il settore design, moda e artigianato di Triennale Milano. Con lui è nata una grande amicizia, mi ha aiutata molto, soprattutto all’inizio, dandomi l’opportunità di costruire un portfolio solido. Durante quel periodo ho anche avuto la possibilità di partecipare a un workshop al museo M.a.x di Chiasso, dedicato al lavoro di Lora Lamm, artista svizzera molto attiva tra gli anni Sessanta e Settanta. Quel workshop, fatto insieme ad altre illustratrici, tre italiane e tre svizzere, è stato molto importante per il mio percorso.

Illustrazione da ‘Guida per bambine ribelli’
Hai citato gli anni Dieci come un periodo favorevole per l’illustrazione. Oggi che momento stiamo vivendo?
Secondo me è ancora favorevole. Negli ultimi 10-15 anni l’illustrazione è tornata a essere molto centrale nella comunicazione, anche per una questione di linguaggi e budget. C’è una grande rete ed è un ambiente meno competitivo a livello umano rispetto ad altri settori creativi. Esistono associazioni che mettono in contatto giovani illustratori con professionisti più esperti, e questo aiuta moltissimo la crescita collettiva.
Le occasioni che offre Milano tra festival, piccoli eventi, momenti di incontro, creano davvero valore per la comunità degli artisti?
Assolutamente sì. Penso a realtà come PawChewGo, ma anche a tanti altri festival. Sono occasioni di scambio, di conoscenza, di crescita. Ma credo anche che stiano nascendo tante realtà anche al di fuori di Milano, per esempio l’Associazione Illustri è nata a Vicenza grazie ad Ale Giorgini, e ci sono molti festival interessanti in giro per l’Italia: De Linea, organizzato da Riccardo Guasco, oppure Posterino a Parma, curato da Isabella Bersellini. Il panorama è molto vivo.

Illustrazione per ‘Kusama, ossessioni, amori e arte’
E invece venendo al tuo immaginario, pensi sia stato influenzato dalle tue doppie origini?
Sì. La mia estetica così bidimensionale, con poca profondità, credo sia tanto legata alla cultura visiva orientale. Ho fatto il mio primo viaggio in Thailandia presto, avevo quattro anni, e questo ha influito molto sul mio immaginario. Nel mio lavoro convivono elementi dell’Umbria, da cui provengo, della Thailandia e di altre culture. Credo che oggi la commistione culturale nell’arte sia inevitabile, ma che si riveli anche sempre di più per tutti un valore aggiunto, considerando la situazione storica e geopolitica che stiamo vivendo. L’Italia è un Paese di seconde generazioni, identità miste, realtà fondamentali del nostro presente.
Il tuo lavoro è spesso legato a progetti con un forte valore sociale. Come concepisci e interpreti il ruolo dell’illustratrice, dell’artista, nel contesto pubblico e politico?
Lo considero fondamentale. Mi motiva molto lavorare su progetti che abbiano un impatto sociale. La comunicazione per il prodotto è una sfida interessante ma, se posso scegliere, preferisco sempre fare cose che generano valore per la comunità, anche piccole cose. Illustrare libri per bambini, per esempio, è qualcosa che sento profondamente. Spesso cerco di raccontare ciò che sarebbe stato importante per me da piccola, cose che nessuno mi aveva spiegato.
È questo quello che avevate in mente quando avete pubblicato Guida per bambine ribelli. Alla scoperta del corpo che cambia?
Sì, l’idea è nata da Storie della buonanotte per bambine ribelli, e noi abbiamo scelto di fare un lavoro specifico sul corpo perché ci sembrava importante dare a tutte la possibilità di imparare a conoscersi. E il libro ha avuto una grande diffusione.

Illustrazione per ‘Donna Moderna’
In generale i libri che illustri hanno spesso come protagoniste bambine e ragazze, questa scelta nasce da un’esigenza o volontà particolare?
Credo sia soprattutto una scelta legata all’inevitabile affinità del sentire. Quando sviluppo un progetto spero sempre che possa essere utile alla me bambina, che non ha avuto l’opportunità di leggere e scoprire cose che l’avrebbero aiutata a crescere e formarsi.
Nel 2020 hai pubblicato una graphic novel su Yayoi Kusama per Balloon di Gallucci Editore. Com’è nata questa opportunità?
Yayoi Kusama è da sempre una delle mie artiste preferite. A Madrid nel 2011 avevo visto una sua grande retrospettiva e, molti anni dopo, il mio editore, che stava lavorando a una collana di biografie, chiese proprio a me di lavorare su quella dedicata alla Kusama.
Pensi che un medium come il fumetto possa essere una delle vie migliori per avvicinare più persone all’arte contemporanea?
Sì, perché è un linguaggio molto orizzontale. Il libro è stato tradotto in diverse lingue e spesso ricevo messaggi da persone che, grazie a quel volume, si sono avvicinate per la prima volta all’arte contemporanea. Non voleva essere un catalogo esaustivo, ma un’introduzione accessibile, un primo passo per incuriosire e poi approfondire un mondo che può apparire ostico.
Quindi il tuo rapporto con l’arte contemporanea, che è il contesto da cui hai iniziato, è qualcosa che hai continuato a coltivare nel tempo?
Sì, considera che per un periodo ho lavorato alla Fondazione Sandretto e facevo la mediatrice culturale per un’associazione, Entrarte, e parlavo con le persone che davanti alle opere d’arte contemporanea in mostra si sentivano un po’ smarrite, troppo estranee a quello che osservavano. Ponevo loro delle domande per provare a stimolare dialogo e riflessioni su quello che guardavano in quel determinato momento. Anche in quel caso, come per il libro su Yayoi Kusama, la guida sul corpo per le bambine o Negli occhi la bellezza, è stato un tentativo di alimentare il dialogo, mettersi a disposizione come interprete e favorire la comprensione di sé stessi e di quello che ci sta attorno.
Nella foto in alto: Elisa Macellari
Intervista pubblicata su WU 136
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