‘IT WAS ONCEMY UNIVERSE’ DI MARIE TOMANOVA
Il progetto di Marie Tomanova nasce dal suo primo ritorno nella Repubblica Ceca dopo oltre otto anni trascorsi negli Stati Uniti. Il lavoro esplora il senso di disorientamento generato dal confronto tra memoria e presente, appartenenza e distanza. Attraverso immagini intime di luoghi, interni e relazioni familiari, la fotografia diventa uno strumento per orientarsi in uno spazio emotivo instabile, dove casa non è più un luogo preciso, ma una condizione fluida, in un tempo sospeso tra memoria ed esperienza
di Alessandra Lanza
Quando è iniziato il tuo rapporto con la fotografia?
Nella primavera del 2012 ho visitato la mostra di Francesca Woodman al Guggenheim di New York. Sono rimasta colpita dai suoi diari, forse ancora più che dalle fotografie, anche se le immagini hanno risuonato in me in modo profondo. È stato allora che ho iniziato a scattare. In realtà, quando studiavo pittura in Repubblica Ceca fotografavo tutto con una piccola fotocamera digitale: amici, amanti, paesaggi, momenti molto intimi. Il mio rapporto è probabilmente iniziato lì, senza che ne fossi davvero consapevole per molto tempo.
In che modo il trasferimento negli USA ha cambiato il tuo percorso artistico?
Negli USA ho iniziato a dedicarmi seriamente alla fotografia. Era diventata un modo per vedermi in un nuovo ambiente ed entrare in relazione con me stessa e poi con gli altri. Col tempo, però, mi sono resa conto che né la pittura, né la fotografia, prese singolarmente, mi definiscono davvero. Nel 2023 ho fatto una mostra a New York che includeva pittura e lavori su carta, e nel 2025 una in Repubblica Ceca in cui ho iniziato a includere installazioni site specific di carattere più scultoreo. Il mio lavoro si è espanso a partire dalla fotografia.
Come ti ha aiutato la fotografia in questa esperienza?
Mi ha aiutata a “vedermi” negli Stati Uniti. Mi fotografavo nella natura come modo per percepirmi parte dell’ambiente (letteralmente del paesaggio!) e, allo stesso tempo, per ritrovare sensazioni comuni ai luoghi in cui sono cresciuta. Questo lavoro, provvisoriamente intitolato Self-Portraits in Nature, è stato esposto solo parzialmente. Parallelamente realizzavo i ritratti per il progetto Young American, che è diventato la mia prima personale a New York e poi un libro.
E It Was Once My Universe?
È nato dal mio primo ritorno in Repubblica Ceca dopo oltre otto anni. Sono im- magini che parlano di casa e di ciò che rende casa un luogo. Tornare è stato difficile – ero cambiata profondamente – e la fotografia mi ha aiutata a orientarmi in un ambiente che percepivo estraneo. Ripensandoci, è difficile comprendere quanto mi sentissi a disagio ed emotivamente sopraffatta.
Oggi la fotografia ha per te un significato diverso? E cos’è casa?
Sì. All’inizio fotografavo per un bisogno di connessione e appartenenza. Oggi non sento più quell’urgenza. Casa, forse, è più una sensazione che un luogo.
Stai lavorando a nuovi progetti?
It Was Once My Universe è stato presentato a Rencontres d’Arles nel 2021 e al Fotografia Calabria Festival 2025, presto lo farò a Bratislava e New York. Mi interessa lavorare di più in Europa, anche in Italia. Young American potrebbe diventare un libro, e vorrei riportarlo in mostra. Infine, sto collaborando a un progetto con Libuše Jarcovjáková: la connessione con gli altri è per me fondamentale.
BARBARA PEACOCK Originaria di Mikulov, in Repubblica Ceca, dopo gli studi in pittura e arte sceglie di dedicarsi (anche) alla fotografia. Ha pubblicato quattro libri, tra cui Young American (2019) e It Was Once My Universe (2022). Vive e lavora a New York (IG)
Articolo pubblicato su WU 136 (febbraio 2025)
Tutte le foto nella pagina sono di Marie Tomanova





