SARA GIOIELLI – CHIUDERE UN CERCHIO
Artista partenopea, cantautrice e produttrice: Sara Gioielli porta a Firenze il suo personale incontro tra jazz, pop e tradizione napoletana
di redazione di WU
Sara Gioielli arriva al Firenze Jazz Festival dopo una stagione che ha segnato un passaggio importante nella sua carriera. Il suo Gioielli Neri, album d’esordio pubblicato nel 2025, è entrato nella cinquina delle finaliste alle Targhe Tenco 2026 nella categoria Migliore Opera Prima, confermando l’attenzione raccolta da un progetto personale, intimo e lontano dalle formule più convenzionali.
Il 10 settembre alle 21, al Conventino Caffè Letterario di Firenze, porterà sul palco le canzoni di Gioielli Neri in un contesto particolarmente significativo per la sua formazione. Il jazz, studiato al Conservatorio di Napoli, ha infatti contribuito in modo decisivo al suo modo di intendere la voce, l’interpretazione e la libertà musicale.
Firenze Jazz Festival, al via il 5 settembre, dedica quest’anno la sua decima edizione a un’idea di jazz aperta e trasversale, capace di dialogare con linguaggi diversi: una dimensione in cui il percorso dell’artista partenopea trova naturalmente il proprio spazio.
Ciao Sara, e benvenuta su WU Magazine
Stai portando Gioielli Neri in tour. Ci racconti che dimensione sta prendendo dal vivo rispetto al disco? E cosa ti sorprende di più nel vedere queste canzoni prendere vita sul palco?
Ogni volta che canto le canzoni dal vivo, per quanto adesso mi senta abbastanza distante da loro, è sempre una magia. Forse è proprio questa la cosa che mi sorprende di più. Rientrare in contatto con delle emozioni così profonde e forti non è facile, soprattutto quando le hai abbracciate così strette. Ma la verità è che mi diverte ed emoziona sempre farlo.
Essere finalista alle Targhe Tenco 2026 come Migliore Opera Prima, con un album così personale e fuori dalle tendenze… che significato ha avuto per te?
È stato un sincero onore. Non mi aspettavo di rientrare nella cinquina e già solo questo mi ha emozionata tantissimo. Appena me lo dissero, scoppiai a piangere e ebbi la conferma del fatto che, alla fine, le cose fatte con sincerità sono quelle che, in qualche modo e con i propri tempi, arrivano alle persone.
Hai lavorato con marculedu e Matteo Parisi. Come cambia una canzone quando passa dalla forma intima voce-pianoforte al lavoro in studio con altri?
Di base sono due fasi diverse ed entrambe fondamentali. Stare da sola e scrivere i brani mi ha permesso di avere il lusso di potermi abbandonare totalmente alle mie emozioni; nella fase successiva, invece, le ho condivise con chi aveva gli strumenti per poterle realmente comprendere, tecnicamente ed emotivamente.
Credo che la cosa più importante per il lavoro in studio sia stata essermi circondata da persone che hanno subito ascoltato e fatto propria la mia visione.
Questo non mi ha impedito di fare tentativi di altro tipo sui brani, anzi: nella mia filosofia creativa penso sia estremamente importante fare esperimenti, anche solo per poter essere certi della visione che si ha. Ed è successo proprio questo. Ho avuto, e ho, la fortuna di lavorare con marculedu, che ha subito compreso l’essenza del disco. La forma non è cambiata, ma è passata attraverso un’altra fase: è stato un lavoro di ordine e, nella mia idea, quando riordini una stanza non lo fai davanti a qualcuno che non conosci o di cui non ti fidi. La persona intima che è lì con te ti dà una mano a farlo perché conosce esattamente dove vanno le cose.
A Mi Ami ti abbiamo ascoltato reinterpretare Niente di Liberato. Ci racconti di questa scelta, e se la riascolteremo live?
Sicuramente in futuro la ricanterò, perché amo quella canzone, ahahahah. Dopo l’uscita del brano, mi sembrava che il palco del Mi Ami fosse il posto perfetto per portare per la prima volta la mia versione live, invitando anche marculedu, con cui l’ho prodotta. È stato assurdo e, personalmente, anche molto utile: è stato come chiudere un cerchio con la fine dei brani di Gioielli Neri e, con Niente, iniziarne un altro… ma a tempo debito.

A Firenze Jazz Festival torni in una dimensione che ha contato molto nella tua formazione. Cosa significa portare oggi Gioielli Neri in un contesto legato al jazz?
È la cosa che più mi fa felice. Il jazz è stato fondamentale per la mia formazione artistica e tecnica, e lo è ancora. Le jazz singer mi hanno completamente svoltato il modo di cantare e di concepire il canto, soprattutto in termini di interpretazione e libertà.
La programmazione di FJF quest’anno è molto aperta e trasversale. Tra tutti gli artisti in cartellone, c’è qualcuno con cui senti di condividere qualcosa e con cui ti piacerebbe collaborare?
Per me sarebbe bellissimo fare musica con Altea. La stimo tantissimo, sia umanamente che artisticamente, e credo che i nostri mondi musicali si possano intersecare perfettamente.
Nella foto in alto: Sara Gioielli, credits Vittorio Cioffi
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