ISIDE – FARE I DISCHI, OGGI
La band bergamasca ha pubblicato a maggio In memoria, il secondo album dopo il debutto con Anatomia Cristallo del 2021. Ce lo racconta Dario Pasqualini, frontman della band
di Enrico S. Benincasa
Gli Iside sono Dario Pasqualini, Daniele Capoferri, Giorgio Pesenti e Dario Riboli, quattro ragazzi poco più che ventenni che, dopo l’interessante Anatomia Cristallo del 2021, sono da poco arrivati alla seconda fatica sulla lunga distanza. Il disco si chiama In memoria, è uscito da circa due mesi ed è stato anticipato da due singoli, Funerale e DNA. È un album con un concept chiaro, così come è chiara l’approccio della band alla materia: fare dischi, non raccolte di brani, e farli bene, verrebbe da dire quasi “come si faceva una volta” ma rischia di suonare un po’ troppo nostalgico. Perché, come In memoria dimostra, un disco con un forte trait d’union dall’inizio alla fine si può fare anche nel 2023. E Dario Pasqualini, qui sotto, ce lo conferma.
Il 19 maggio è uscito In memoria, il vostro nuovo album per Epic Records/Sony Music. A poco più di due mesi dall’uscita, quali sono le vostre sensazioni su come è stato accolto?
Sì, siamo contenti, soprattutto perché che si tratta di un disco che può essere percepito come non estremamente immediato, ha dei pezzi che devono essere “accettati e digeriti”. Ma è un “disco”, non una raccolta di singoli, e mi sembra che sia un concetto che è passato e di questo sono contento.
Eravate consapevoli che potesse essere percepito così?
Il nostro obiettivo era fare un disco “che suonasse da disco”. Forse è diventata una cosa quasi esterofila lavorare in questo modo, perché un album è una cosa complessa che non sempre incontra l’orecchio dell’ascoltatore medio. Davanti a C’è solo bisogno di prendersi del tempo per ascoltarlo e capirlo.
I vostri discografici vi sostengono in questo approccio?
Sì, sposano la nostra linea, ci tengono quanto ci teniamo noi. Non siamo la band che fa i milioni di stream, ma tra noi si è instaurata una collaborazione sincera e c’è condivisione di idee su come vogliamo fare musica. Alle volte le lavorazioni durano tanto perché cerchiamo sempre di migliorare i pezzi, siamo maniaci e proviamo ad avvicinarci il più possibile alla perfezione, consci del fatto che non puoi comunque raggiungerla ma solo provare ad avvicinarti.
Sul comunicato di lancio del disco leggiamo che In Memoria è un concept album “sull’alienazione e sulla provincia italiana”. Anche in una provincia musicalmente interessante come quella di Bergamo rimane questa sensazione destabilizzante?
Non è un discorso tanto sulla poca possibilità di esprimersi musicalmente, quanto più su come la scelta di fare musica è percepita. Viviamo a Treviolo, un paesino di 10 mila abitanti, dove se non fai una vita diciamo “normale” e provi a esprimerti anche professionalmente in ambito creativo devi trovare il modo di far passare il concetto che anche questa è una possibilità. A Bergamo di musica se ne fa tantissima, penso che sia il posto dove si vendono più strumenti in Italia. La cultura musicale non manca, ma c’è ancora lo scoglio di vedere la musica come la propria attività principale nella vita.
Quanto tempo ci è voluto per la gestazione di questo disco?
I primi provini li abbiamo fatti subito dopo il disco precedente, ma le lavorazioni vere e proprie sono durate circa un annetto e mezzo. Lo abbiamo scritto isolandoci da tutto e tutti, passando dei weekend in posti isolati dedicandoci solo a quello. Il blocco delle canzoni è molto solido, non ci sono grandi differenze temporali tra l’una e l’altra. Le ultime sono quelle con una chiave un po’ più pop, come per esempio Universo. A un certo punto abbiamo realizzato che molti pezzi erano densi, forse troppo arrabbiati, quindi abbiamo deciso di bilanciare un po’ più il tutto, lavorando anche per sottrazione piuttosto che aggiungendo sempre nuovi layer ai pezzi.
Funerale è uno dei pezzi del disco, il primo ce abbiamo ascoltato. Non è usuale partire con un titolo così…
Non è una decisione semplice uscire con un pezzo con questo titolo, poi noi lo abbiamo addirittura proposto come primo singolo. Funerale un pezzo a cui volevamo dare un peso specifico importante, è una sorta di versione compressa dei pensieri che sono sul disco, che riflette sul significato delle cose che facciamo nella nostra vita, su pensieri come: Sto veramente facendo la cosa giusta?», su come ci vedono gli altri, famiglia e amici per esempio. Per noi riguarda quello che facciamo come artisti, ma è una sensazione che puoi provare a prescindere dalla musica.
Anche se avete lavorato per sottrazione, avete curato con molta attenzione gli arrangiamenti dei pezzi.
Sì, molto. In questo disco forse siamo arrivati più al punto con i testi, quindi ci siamo presi anche la responsabilità di mettere al secondo posto questo aspetto rispetto alle parti vocali. Non le volevamo coprire troppo con i “fuochi di artificio, insomma… Le soluzioni che abiamo registrato nell versioni finali non sono mai quelle iniziali, c’è stato tanto lavoro ma con un focus chiaro e preciso rispetto a quello che volevamo fare.
Nei mesi scorsi avete affrontato due palchi importanti, il Mi Ami e quello del primo maggio. Come è andata?
Il Mi Ami è stata una bella esperienza e un grande bagno di autostima. Milano è un’isola felice, il disco era uscito una settimana prima e ci è venuto quasi spontaneo fare una scaletta con tanti pezzi nuovi. Poteva arrivare un’accoglienza fredda ma il pubblico ci ha stupito, era attento e conosceva già i pezzi. Roma è stata molto bella come esperienza, anche perché da quando ho memoria è un evento che ho sempre guardato. Abbiamo suonato ovviamente presto, quella è una piazza che aspetta i grandi nomi della sera ed è normale che ci sia un atteggiamento diverso rispetto per esempio proprio al Mi Ami. Però è servito anche come percezione all’esterno di quello che facciamo, tante persone che conosco nei giorni seguenti si sono accorte che eravamo su quel palco e magari mi hanno contattato o fermato per strada solo per dirmi: “Vi abbiamo visto in televisione”.
Quando riporterete questo disco live?
L’obiettivo è portare questo disco sul palco, questa estate abbiamo fatto qualche data ma la sua dimensione giusta è quella del club. È un disco che è nato per essere suonato da vivo in questi contesti, l’obiettivo è avere un calendario fitto di date a partire da settembre.
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