LOUSY AUBER – ENTRA NELLA BOLLA
Il fotografo e artista slovacco presenta, alla Milano Design Week negli spazi di Superplayground di Superstudio Design, la sua installazione Keep Your Bubble. Pronti a entrare in una mongolfiera?
di Enrico S. Benincasa
Per portare Keep Your Bubble di Lousy Auber alla Milano Design Week serviva una location adatta. E, come ci ha detto lui stesso, quella di Superplayground di Superstudio Design, nel quartiere Bovisa, è perfetta. Così, dal 20 al 26 aprile, in questa venue sarà possibile entrare all’interno di una mongolfiera senza volare. Un’installazione che, per volontà di Lousy, non ha regole predefinite se non quella di “viverla”. Nessuno vi riprenderà se toccherete le sue pareti o vi siederete per terra, perché gesti come questi saranno parte integrante dell’esperienza che Lousy vuole farci provare.
Qual è la storia di Keep Your Bubble?
Sono un fotografo, anche se mi occupo anche di arte, creando progetti pensati prevalentemente per spazi aperti o per contesti urbani. Come fotografo cerco sempre suggestioni per i set, lo facevo spesso quando lavoravo per produzioni moda. Tempo fa avevo avuto l’idea di usare i teli dei palloni aerostatici per un set ed ero entrato in contatto con una società che lavorava con le mongolfiere. Aveva- mo realizzato scatti anche all’interno del pallone e mi era piaciuta la sensazione di poterci camminare dentro. Ho pensato quindi a come ricreare questa esperienza e renderla il più inclusiva possibile, cosa per me fondamentale in ogni progetto artistico. Così è nata Keep Your Bubble. Per Biela Noc (Notte Bianca in slovacco), un festival che si organizza a Bratislava e a Košice, abbiamo fatto qualche anno fa il primo esperimento con un solo pallone e, dopo averlo riproposto diverse volte, lo portiamo ora a Superplayground in Bovisa per la Milano Design Week 2026.
Qual è la cosa più complicata per dare vita a Keep Your Bubble?
Trovare lo spazio giusto e abbastanza grande. Non possiamo farlo all’aperto in un campo, per esempio, ci sono troppe variabili che non possiamo controllare. Al momento possiamo proporlo in un contesto indoor con soffitti alti. Per la MDW alle porte lo faremo con tre palloni connessi, ma l’obiettivo è arrivare a farlo con dieci palloni in uno stadio. Ancora non siamo pronti, ma ci stiamo lavorando.

L’interno di Keep Your Bubble
Quando sei all’interno di Keep Your Bubble, cosa senti?
Sin dalla prima edizione abbiamo collaborato con Jonatan Pastircak, musicista, producer e sound designer specializzato in colonne sonore, che ha creato la sonorizzazione. Jonatan ha pensato a diffonderla tramite un sistema di speaker posizionati all’interno dell’installazione, dal quale escono suoni diversi e che creano un ambiente sonoro mutevole a seconda di dove si è posizionati.
Perché si chiama così?
Di questa installazione amo il fatto che sia un incastro di architetture. Sono quasi una dentro l’altra ma sono morbide, come le bolle. Ed è qualcosa che è difficile da ricreare con normali tecniche di costruzione. Quello creato da Keep Your Bubble è uno spazio che puoi condividere con persone che conosci e che non conosci, come nella bolla che ti costruisci nella vita reale e nei social. Ma è uno spazio che per sua natura è fragile, e questa sensazione, quando sei all’interno, la percepisci.
Si possono toccare le pareti morbide di Keep Your Bubble e, se la situazione lo consente, si può stare dentro quanto si vuole?
Sì, assolutamente. Non mi piacciono le installazioni che non si possono toccare, si è liberi di fare quello che si vuole secondo le normali regole di convivenza. Nessuno, quindi, ti verrà a dire qualcosa se ti sdrai per terra e ti metti ad ascoltare musica. I bambini in genere la adorano e sono molto contento di questo, perché è sempre un buon segno della riuscita di un progetto!
C’è stata un’ispirazione particolare per Keep Your Bubble?
Come artista non mi sono mai focalizzato troppo sul dare significati eccessivamente profondi alle cose che creo, mi concentro molto invece sul creare qualcosa di emozionale per dare un’esperienza diversa alle persone. Le mie opere sono semplici, tutti possono interagirvi, ed è un approccio che penso di avere anche con la fotografia. Sono sempre stato un fan di artisti come Christo, JR, Anish Kapoor, visionari che hanno fatto installazioni enormi e immersive. La semplicità, per esempio, è una caratteristica alla base dei progetti di un artista come Christo. La difficoltà maggiore, per lui, penso sia stata trovare le condizioni e i soldi per poterli realizzare. Quello è stato il vero lavoro artistico! (ride, NdR)
Nella foto in alto: Lousy Auber
Articolo pubblicato su WU 137
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