GOLDEN COSMOS – VEDERE E SENTIRE
Illustratori cresciuti nella Germania appena riunificata, vivono intensamente il presente. Hanno visto il mondo dell’immagine cambiare profondamente e per questo sono sempre più convinti che gli artisti abbiano la necessità di esporsi e prendere posizione
di Giorgia Martini
Doris Freigofas e Daniel Dolz si sentono in gran parte il prodotto del loro stesso ambiente: da Dresda a Berlino, alla ricerca del nucleo originario delle cose che ci circondano. La loro estetica è il prodotto dei loro sguardi sintonici e inevitabilmente distinti sulla contemporaneità. Le loro immagini sono l’esito di un continuo tentativo di entrare in conversazione con chi osserva, generare reazioni, suscitare domande. I loro lavori hanno spesso un intento sociale e politico, sono interessati allo spazio pubblico e alle immagini che entrano immediatamente nella nostra coscienza.
Prima domanda, cosa c’è di “golden” nel vostro “cosmo”?
“Golden” rappresenta simbolicamente la diversità di idee, approcci ed espressioni stilistiche. Già il fatto di essere due individui implica la necessità della diversità. Abbiamo sempre voluto evitare di legarci a un unico stile formale o concettuale. Preferiamo invece preservare la tensione verso ciò che non si conosce, di cui gli artisti hanno bisogno per esprimersi creativamente e continuare nel tempo.
Come avete capito che i vostri modi di guardare il mondo potevano essere abbastanza complementari da formare un duo?
Ci conosciamo da più di vent’anni e ci completiamo molto bene anche nella vita privata. Sicuramente essere cresciuti nello stesso contesto culturale è uno dei motivi della nostra profonda comprensione reciproca.
Quindi possiamo dire che il vostro modo di fare arte nasce dalla sintesi dei vostri sguardi sulle cose e sul mondo?
Sì, da un lato ci sono moltissimi punti in comune, tanto che spesso non abbiamo nemmeno bisogno di parlare di certe cose, siamo semplicemente sulla stessa lunghezza d’onda. Dall’altro, siamo anche abbastanza diversi da far sì che i nostri punti di forza e di debolezza si bilancino senza ostacolarsi a vicenda.
E in questa dinamica di sintesi fra sintonia e differenza complementare, come evolve il vostro lavoro nel quotidiano?
La base di qualsiasi progresso è un profondo rispetto e apprezzamento reciproco. Da qui nasce la fiducia nell’altra persona e nel suo punto di vista. Può essere molto stimolante, e anche rassicurante, sapere che c’è qualcuno che ha un proprio modo di vedere le cose e che per questo migliora la qualità del lavoro. E naturalmente c’è anche un certo grado di attrito, che in parte è un prerequisito della creatività.
I vostri progetti spaziano dall’editoria libraria alle riviste, dai prodotti commerciali alle stampe. Esiste un filo conduttore che caratterizza il vostro lavoro indipendentemente dal supporto e dal risultato finale?
Forse è sempre la ricerca di quello che si potrebbe definire il “nucleo autentico” di un soggetto. Il tentativo di creare qualcosa di vero che susciti nello spettatore una sensazione, un’intuizione, una domanda o, a volte, persino una risposta.
La vostra estetica fiabesca racconta frammenti di vita quotidiana. Qual è il legame tra il modo in cui concepite la realtà e il modo in cui la rappresentate?
Una bella immagine può aprire il cuore delle persone. Quando concepiamo un’immagine, ci chiediamo sempre: che cosa ha a che fare con noi? Possiamo sentirla? Le nostre esperienze e osservazioni confluiscono direttamente nelle immagini. In effetti, abbiamo iniziato a illustrare libri per bambini dopo essere diventati genitori.
Le vostre immagini riescono a essere nello stesso momento familiari ed estranianti, cosa c’è dietro questo dualismo?
Da un lato, le nostre immagini dovrebbero essere chiaramente comprensibili; dall’altro, vorremmo che fossero espressione di una stratificazione, che può contenere diversi piani di lettura. Cerchiamo di giocare con le abitudini visive e, al contempo, di sorprendere l’osservatore. Vogliamo mettere in discussione cliché piuttosto che rafforzarli. Tutto questo non è facile, soprattutto quando si cerca di distinguersi nel flusso travolgente di immagini che ci circonda.
Ora vivete a Berlino, uno dei centri nevralgici della cultura europea. Com’è l’ambiente artistico della città oggi?
Anche Berlino sta attraversando grandi cambiamenti. Molti spazi stanno scomparendo. Prima era possibile vivere da artisti con risorse limitate e avere abbastanza tempo e spazio per creare. Oggi la vita è diventata più costosa e le opportunità si stanno riducendo, eppure persiste la straordinaria libertà di spirito della scena artistica di questa città, la continua capacità di reinventarsi e di resistere alle difficoltà.
Molte delle vostre opere affrontano temi sociali e politici, come il diritto all’aborto, le guerre e il cambiamento climatico. Come interpretate il ruolo sociale dell’artista?
Crediamo che avere una piattaforma pubblica comporti anche una certa responsabilità. È qualcosa che non si può evitare. Quando si prende una posizione politica, ci si espone e nel clima attuale questo può avere rapidamente delle conseguenze. Lo abbiamo sperimentato personalmente, per esempio quando il nostro lavoro non è stato mostrato sulle piattaforme social perché ritenuto in violazione di alcune linee guida. A volte gli algoritmi rilevano nelle nostre immagini cose che semplicemente non ci sono, oppure alcuni hashtag vengono segnalati come problematici. Guardiamo a questo sviluppo con grande preoccupazione. Chi definisce queste regole? Chi controlla gli algoritmi? Quali interessi vengono tutelati? È più importante che mai prendere posizione e non avere paura e questo vale soprattutto per gli artisti.
C’è un progetto su un tema particolare o per un pubblico specifico su cui vi piacerebbe lavorare per cui non si è ancora presentata l’occasione?
Ci piacerebbe fare più interventi artistici nello spazio pubblico, perché contribuisce a plasmare la percezione della città. In generale, siamo interessati ad andare oltre la superficie piana: lavorare per esempio con l’argilla o il legno. Ci piacerebbe anche realizzare un cortometraggio animato, o magari un videoclip musicale.
Intervista pubblicata su WU 138 (giugno 2026)
Nella foto in alto: i Golden Cosmos
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