ASTERIA – POLAROID EMOTIVE
Un disco diretto e visivo che esplora le relazioni umane come frammenti emotivi: tra istinto, elettronica e scrittura per immagini, racconta ferite condivise e identità in evoluzione
di Enrico S. Benincasa
Asteria ha pubblicato lo scorso 30 gennaio il suo secondo disco, Ferite per tutti, un album in cui affronta il tema delle relazioni umane e dei loro effetti su noi stessi e su chi ci sta vicino. L’elettronica, anche quella non recentissima, rimane uno dei suoi riferimenti, ma l’artista originaria di Bergamo amplia il discorso cercando nuove soluzioni, senza perdere quell’urgenza e quella spontaneità che caratterizzano il suo modo di fare musica, e di farcela “visualizzare”.
Ferite per tutti è un album in cui ci fai vedere la tua evoluzione artistica, ma anche come, nella scrittura, continui a fornire frammenti visivi per aiutare a comprendere meglio quello che stai dicendo. Quanto è importante per te questo aspetto?
È una delle cose su cui mi focalizzo di più. Un’immagine può suggerire colori diversi, non per forza positivi, ma può rendere la musica e i suoi messaggi più condivisibili. Non penso sia qualcosa di nuovo ma oggi, in un mondo dove tutto è sempre più rapido, la tendenza è quella di usare immagini forti per farsi notare, anche se non è detto che restino, vista la velocità alla quale viviamo.
Ferite per tutti è un disco che appare molto diretto, molti testi sembrano quasi puro flusso di coscienza. È così anche per te?
Se ho la libertà di fare come piace a me, vado molto d’istinto. Se mi sembra che il lavoro prenda una piega esageratamente tecnica, mi sembra sempre di fare qualcosa di più autorale che artistico. Tra tutti i brani di questo disco, solo Guilty è stata più volte presa in mano. Le altre sono come Polaroid di momenti, senza pensare troppo a cosa potesse essere “giusto” o commerciale.

La foto in alto è di Matteo Mastrogiuseppe, style Vittoria Brachi. Asteria indossa giubbino Blauer, t-shirt Obey, bermuda Alchetipo by Andrea Alchieri, stringate Dr. Martens, calze Happy Socks
Come le hai messe assieme queste Polaroid?
I brani papabili per la tracklist erano circa il doppio di quelli che poi sono entrati nel disco. Ho cercato di toccare un po’ tutti i temi accomunabili, anche a livello musicale, inserendo uptempo insieme a ballad che comunque mi rappresentano. Sono frammenti di un unico quadro, sono immagini diverse, ma tutte rimandano al tema delle relazioni umane e a quella con se stessi.
Ferite per tutti era il titolo giusto per esprimere questo concetto?
Anche le precedenti idee di titolo racchiudevano questa idea, ma Ferite per tutti aveva tutte le caratteristiche per essere la title track, sia come tematica, sia dal punto di vista musicale.

La foto in alto è di Matteo Mastrogiuseppe, style Vittoria Brachi. Asteria indossa cappotto Alchetipo by Andrea Alchieri
La cover è un altro pezzo di questo puzzle.
Avevo trovato una reference che mi piaceva e l’ho declinata a modo mio. Ho messo tre versioni di me stessa, con tre outfit diversi, che potrebbero rappresentare altrettanti momenti della mia vita. Ognuna di loro può colpire ed essere colpita dall’altra, provocare ferite ed essere ferita. È una metafora delle relazioni umane, che vuole sottolineare che le difficoltà di chiunque, al di là del motivo, hanno un’influenza sugli equilibri dei sistemi sociali di cui fa parte.
Alex Sander è il producer con cui hai lavorato a questo disco. Come avete gestito la vostra collaborazione su Ferite per tutti?
In genere parte tutto da me, lavoro a bozze con il piano o con il PC e poi gliele passo. È andata così per questo disco tranne che per Occhi smeraldo, che nasce da una sua idea su cui ho scritto un testo in poco tempo. Poi c’è stato il contributo del mio pianista Lorenzo Mazzucchetti su 16 anni: non riuscivamo a uscirne, avevamo bisogno di un orecchio fresco su una parte in particolare. È un album che sento molto legato a me, ma allo stesso tempo c’è anche tanto di Alex.
Cosa succede adesso?
Stiamo lavorando insieme al mio booking per organizzare un tour in Italia e riuscire a portare dal vivo questi brani. Poi vorrei prendermi un periodo per rinfrescarmi le idee e dedicarmi a fare l’autrice: mi piace scrivere per altri, mi aiuta anche nel mio progetto artistico e vorrei continuare a farlo.
Intervista pubblicata su WU 136 (febbraio 2026). La foto in alto è di Matteo Mastrogiuseppe, style Vittoria Brachi. Asteria indossa blazer Alchetipo by Andrea Alchieri, t-shirt e pantaloni Obey, occhiali Miga Studio, cintura Vintage
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