I FILM CHE VEDREMO ALLA BIENNALE DI VENEZIA 83
Dal 2 al 12 settembre torna il cinema al Lido: ecco i film che vedremo durante la 83esima edizione dell’evento cinematografico più importante in Italia
di Davide Colli
Mai come in questa 83esima edizione della Biennale Cinema l’impressione è quella di trovarsi davanti a un festival che sta affrontando una parentesi di transizione, dalla quale potrebbe uscire tornando sui suoi passi oppure trasformando radicalmente la sua identità. Venezia, per forza di cose, si è sempre trovata in una condizione svantaggiosa rispetto ai competitor, spingendola inevitabilmente a guardare sempre a decisioni meno convenzionali nel contesto dei grandi festival mondiali.
Mentre Cannes la precede di qualche mese, accaparrandosi le produzioni altisonanti e gli autori più ricercati, e Toronto, per questioni di prossimità geografica, è terreno fertile per i vari award contender nordamericani, Venezia si è sempre dovuta inserire in questo scomodo interstizio. Eppure ora il vento punta in un’altra direzione, prendendo maggiormente le distanze da queste vetrine: basti guardare ai due grandi vincitori degli ultimi Premi Oscar, Una Battaglia dopo l’altra e Sinners, entrambi con una strategia distributiva che ha escluso una grande premiere festivaliera.
Questo allentamento degli studios trova origine nel 2024, con il case study più eclatante Joker: Folie a Deux, la cui stroncatura ha impaurito le grandi major. Anche per questo motivo titoli come l’epilogo di Dune o The Adventures of Cliff Booth erano facilmente escludibili a priori. Al tempo stesso, Hollywood non ha rinunciato a Venezia, ma il sodalizio si mantiene con un numero ridotto di fedelissimi, vedasi il nuovo Martin McDonagh, Wild Horse Nine, oppure con registi nuovi all’establishment, come Lance Oppenheim, documentarista all’esordio fiction con Primetime, attesissimo per la performance di Robert Pattinson.
Accanto a questa latitanza, il programma della Mostra si ripopola di lungometraggi (un eufemismo) dalle durate spropositate, a partire dal concorso (il controverso progetto Dau supera le tre ore) per poi raggiungere dimensioni fluviali per i documentari fuori concorso, con vertici nei casi del progetto Borges del maestro argentino Mariano Llinas fino a Joie de Vivre, videosaggio di oltre sette ore in cui Luca Guadagnino esplora il suo rapporto con la filmografia di Bernardo Bertolucci.
E se il suo Artificial (biopic su Sam Altman, fondatore di ChatGpt) manca all’appello, Venezia non chiude le proprie porte all’intelligenza artificiale, includendo fuori concorso Be Brave, primo documentario nostrano realizzato interamente con queste tecnologie generative. La componente italiana competitiva, invece, comprende i soliti cinque titoli, tra cui spicca il ritorno di Nanni Moretti, dopo quasi quarant’anni di assenza, con Succederà Questa Notte.
Impossibile poi non citare il film misterioso, fresco di svelamento: si tratta di NAZA, documentario girato in segreto sui tetti di Tel Aviv da Yuvel Abraham e Rachel Szor, due dei quattro registi di No Other Land. Mostrando il massacro sistematico dei civili palestinesi, il suo inserimento rappresenta la volontà da parte di Alberto Barbera e del comitato di selezione di riconoscere concretamente il nostro tragico presente, nonché (forse) di redimere il mancato Leone d’oro de La Voce di Hind Rajab.
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