BIENNALE 83 – I PREMI
Si chiude l’83esima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia con la (più travagliata del solito) cerimonia di premiazione, in seguito alle scelte della giuria presieduta da
di Davide Colli
Si poteva intuire già dal lunghissimo intervallo tra le premiazioni della sezione Orizzonti e quelle del Concorso principale che questa cerimonia di chiusura avrebbe avuto un esito surreale, con tanto di solite voci di papabili palmares che si negavano tra loro da un momento all’altro.
Il Leone d’Oro è stato assegnato a The Woman Unknown della regista danese di origini egiziane Mayy al-Tukhi, dopo aver ottenuto una manciata di minuti prima anche la Coppa Volpi femminile per l’interpretazione di Mathilde Arcel, infrangendo la regola non scritta del singolo premio al film vincitore del riconoscimento principale. In uno scenario decisamente complesso, la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha preferito rimanere coerente con le affermazioni pronunciate dall’attrice e regista alla conferenza d’apertura (a rischio cancellazione fino all’ultimo giorno), nella quale denunciava apertamente l’assenza di registe donne in concorso. Le accuse per questa presa di posizione a priori sono state poi riprese dalla Gyllenhaal a premi assegnati, difendendo sarcasticamente la sua decisione.
Il caso Lucrecia Martel, che contestò nel 2019 (anno in cui era presidente di giuria) la presenza di Roman Polanski in concorso per poi assegnargli il Leone d’Argento alla miglior regia, era dietro l’angolo. Spiace però constatare che Naza, film sull’orrorifico modus operandi del genocidio palestinese in corso e di fatto diretto anche da Rachel Szor, sia tornato a casa con il Premio Speciale alla Giuria, che ancora di più rappresenta una magra consolazione rispetto al caso La Voce di Hind Rajab. Il fatto che la regista di questa’ultimo fosse tra i giurati rende ancora più straniante la scelta, mentre persiste il dubbio che le personalità chiamate di anno in anno a rivestire questo ruolo abbiano effettiva coscienza della rilevanza mediatica di una premiazione del genere.
Provando a tralasciare l’amaro in bocca, rimangono sacrosanti i riconoscimenti a Un bon petite soldat per la sceneggiatura e soprattutto la regia a Ilya Khrzhanovsky per il monumentale Dau. Da notare, infine, la totale assenza di Italia tra i premiati. Seppur la quota nostrana di quest’anno non fosse esaltante a conti fatti, non convalidare la qualità di Succederà questa notte, mettendo da parte anche per il vecchio attrito tra il festival e Nanni Moretti, ha il sapore di un’occasione mancata.
Nella foto in alto: Mathilde Arcel in ‘Woman Unknown’ di Mayy al-Tukhi, foto di Andrejs Strokins
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