DIMENSIONE BRAMA – OPERA APERTA
Più che un esordio discografico, peri il collettivo romano ‘Teatral Politik’ è una dichiarazione d’intenti. Un lavoro che nasce da una profonda riflessione sul proprio percorso e che, concerto dopo concerto, continuerà a evolversi
di Enrico S. Benincasa
Sono stati tra gli “alieni” di X Factor. Non gli unici nella storia del programma, intendiamoci, ma probabilmente sul podio dei fuori contesto, perché i Dimensione Brama hanno portato in televisione un immaginario e un linguaggio difficilmente addomesticabili. L’avventura si è conclusa presto, forse esattamente come loro stessi prevedevano. Quella parentesi, però, si è rivelata decisiva per il loro percorso artistico. È stato il momento in cui hanno capito che non potevano semplicemente tornare a fare ciò che avevano sempre fatto. Per una band che vive il palco come luogo naturale di espressione, la risposta è stata inaspettata: incidere il primo vero disco, Teatral Politik, uscito lo scorso aprile. In questa intervista i Dimensione Brama raccontano come sono arrivati a questa scelta, cosa rappresenta oggi questo disco e perché sono convinti che la sua forma definitiva non esista ancora. Dopo le date di presentazione di Roma e Milano, infatti, Teatral Politik tornerà a vivere sul palco da ottobre, continuando a trasformarsi in qualcosa che nemmeno loro, oggi, sono ancora in grado di immaginare.
Oltre a essere il primo disco “inevitabile” dei Dimensione Brama, che cos’è Teatral politik? Una fotografia di un momento, un necessario punto da mettere, un nuovo punto di partenza, un’esperienza necessaria per il vostro percorso… È qualcuna di queste cose o contiene un po’ tutte?
A questa domanda varrà la pena rispondere tra qualche tempo. A ora Teatral Politik non è che un frutto appena caduto dall’albero. Servirà tempo e palchi per comprenderne davvero il significato e l’eventuale risonanza con il presente. Pensiamo possa essere un disco per l’avvenire, un disco che vestirà bene un presente che a oggi è ancora un futuro, speriamo lontano. Perché le visioni sul mondo che abbiamo espresso in Teatral Politik sono spaventose. C’è molto dolore dentro, molta morte. È un disco che sembra vaticinare una fine. Allo stesso tempo però, è il nostro punto di partenza. Forse è stato anche un modo per esorcizzare la paura, scrollarsi di dosso tutta questa angoscia e negatività nei confronti del futuro.
Gli approcci di scrittura di Nicola e Claudio “restano distinte, quasi incompatibili: da un lato una voce più diretta, civile e discorsiva; dall’altro una tensione teatrale, grottesca, capace di muoversi tra registri sovrumani e subumani”. Ascoltandovi, però, non si percepisce un “risultato di compromesso”. Avete più cose in comune di quanto pensiate o avete una via personale per riuscire a far stare assieme approcci diversi?
Abbiamo interpretato la composizione di questo disco con l’obiettivo di far finalmente incontrare le due voci protagoniste di questo progetto. La scelta a monte di avere due frontman è talmente peculiare e ambiziosa, che la necessità di valorizzare e accordare intorno a un unico argano queste due poetiche è stata uno dei presupposti fondanti di questa ricerca. Coniugare e declinare all’interno di un unico disco due sensibilità così diverse, e ormai così raffinate dal tempo e dall’esercizio, complica inevitabilmente la gestione del lavoro, ma non avremmo potuto agire altrimenti.
Riuscire a catturare l’essenza del vostro progetto senza una parte fondamentale – quella dal vivo – era una sfida non da poco. Dopo la realizzazione di questo disco, avete una visione diversa – o semplicemente “allargata” – del progetto Dimensione Brama?
La dimensione effimera del live rimane ancora quella preminente, quella che conosciamo meglio e che ci ha dato linfa vitale in questi anni. Con Teatral Politik abbiamo voluto invece per la prima volta lasciare un segno indelebile. Ne sentivamo il bisogno. Ciò detto, questo disco crescerà un live dopo l’altro, fino a rendersi irriconoscibile a chi si trovasse ad ascoltarlo sulle piattaforme digitali, così per come è stato registrato. Questa non vuole essere una vana provocazione, ma una previsione piuttosto verosimile data dalla nostra natura performativa. Il nostro approccio all’arte ha sempre carattere dinamico. Le performance, i testi delle canzoni, gli arrangiamenti sono in perenne mutamento e questo nostro tratto distintivo non svanirà solo perché adesso le canzoni hanno un loro doppio accessibile sempre e dovunque online. L’esperienza dal vivo non sarà mai la messa in scena di un copione già scritto.
Quanto tempo ci avete messo per realizzare questo disco? E perché avete scelto come produttore Daniele Razzicchia?
Dopo X Factor ci sentivamo di aver sbagliato strada, ci sentivamo come i briganti del teatro brechtiano. Non possiamo proseguire, ma non possiamo tornare indietro. Non potevamo tornare a fare un concerto a settimana, non ne avevamo le forze né il desiderio. Avevamo bisogno di qualcosa di inedito: un disco, dunque. Dani lo conoscevamo da anni, e speravamo di lavorare insieme un giorno. Poi ce lo siamo ritrovati in studio Warner per lavorare insieme all’inedito di X Factor, che poi è diventato Goodbye, cuore da killer. Da quel punto ci siamo promessi di ritrovarci a Roma per fare altra musica insieme e, ovviamente, quando abbiamo deciso di fare un disco, è stata la prima persona che abbiamo chiamato.
Vi siete esibiti in diversi spazi e contesti. Esiste una location perfetta, reale o idealizzata, per uno show dei Dimensione Brama?
La location perfetta probabilmente è ancora da realizzarsi. Immaginiamo un grande carro che possa trasformarsi in un palco, oppure un’intera casa mobile, una barca ancora meglio, o, perché no, un’astronave magari… Qualcosa che si muova con noi senz’altro. La nostra natura profonda è sperimentale e itinerante. Il concetto di fondare un luogo, recintare e determinare una porzione di spazio ha naturalmente a che fare con il sacro. Siamo molto a nostro agio con questa visione dell’arte. Ovviamente questo è possibile anche in senso astratto e metaforico all’interno di spazi precostituiti e appositamente pensati per lo spettacolo dal vivo: però per esempio guardiamo con molta stima e affetto all’esperienza che stanno portando avanti i Tamango. Non li conosciamo personalmente e non conosco le logiche produttive che permettano loro di disporre di quella forza organizzativa, ma credo che la radice della loro fortuna stia in questo sentimento pirata e anche anarchico, se vogliamo.
È stato difficile comporre la tracklist? Sono tanti i pezzi lasciati fuori rispetto a quelli che sono entrati nel disco?
Un mese prima i pezzi erano 13 circa, avevamo molta roba in mente e abbiamo iper-prodotto. Il disco era pesante, bello ma melenso, ridondante o eccessivamente violento. Ascoltarlo era too much. È bastato rimettere nel cassetto qualche pezzo e la narrazione del disco ne ha guadagnato in efficacia e chiarezza. È stato piuttosto semplice, alla fine.
Come sono andate le due date di presentazione del disco a Roma e Milano? Vi rivedremo presto dal vivo?
Roma è stata una bolgia. Poco più di 200 persone, ma disposte a seguirci in guerra oppure al cimitero per visitare i morti, o sotto al Palazzo per protestare, o sotto alla statua di Giordano Bruno per fare un ritratto di famiglia. Quando suoniamo in quel modo, l’energia sprigionata è incredibile. All’inizio ce lo dicevamo e noi eravamo sgomenti, non sapevamo a cosa credere. Poi abbiamo digerito un concerto dopo l’altro e adesso anche noi lo sappiamo: quando ci esibiamo dal vivo qualcosa di particolare avviene tra noi e il pubblico, si crea un legame ed è qualcosa di eccitante, pericoloso e autentico. Milano è stata un mezzo fiasco. Ha grandinato in maniera inaspettata e considerevole proprio durante le ore dell’esibizione e, persino molti che avevano già acquistato le prevendite, hanno rinunciato. Ciononostante, la nostra voglia di suonare non ne ha risentito e le poche decine di persone presenti ne hanno goduto senza dubbio. Tra ottobre e maggio faremo di tutto per portare in giro Teatral Politik: speriamo a breve di darvi copiose coordinate in proposito.
Nella foto in alto: Nicola e Claudio dei Dimensione Brama
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